Guardo il calcio da un oblò…
Non vado allo stadio. Ho qualche ricordo della prima adolescenza, passata di domenica allo stadio a supportare la squadra del mio ex-paese. Cose di paese, appunto. E anche nei campionati minori (non me ne voglia Maxime per il prossimo link col riferimento ai campionati minori
), le partite calde un paio di volte l’anno capitavano. Poi c’è il più recente ricordo dell’amichevole della Nazionale maggiore a Pescara contro la Turchia. Per il resto, guardo guardavo il calcio in TV. E ogni volta che succedono questi episodi, mi meraviglio di come la gente possa andare allo stadio a rischiare la pelle.
Retorica ed estresmismi a parte, possibile che non si capisca che bisognerebbe responsabilizzare le società di calcio e creare un forte deterrente? Dubito che anche l’ultrà più esagitato possa agire a mente serena sapendo di rischiare la galera… o meglio, prevedendo di andare in galera, perchè il problema è proprio questo: il rischio lo si corre, tanto l’impunità rimane, e al massimo l’ultrà si deve accontentare di vedere la partita per un paio di settimane da casa perchè esiliato dallo stadio.
E le società devono essere messe con le spalle al muro, anche penalmente. Quindi si potrebbe fornire loro la possibilità di gestire la sicurezza nel proprio stadio, con tutte le conseguenze del caso: se succede qualcosa, paga la società sportiva e il/i tifoso/i. Così magari si evita l’introduzione di uno scooter tra gli spalti di San Siro… perchè il cretino che lo butta giù dalle gradinate, sapendo che tanto nessuno andrà a rompergli le palle, ci sarà sempre. Ma almeno si potrebbe evitare di fornirglielo, quel maledetto scooter (o bomba carta, o monetina!). Senza dover ricorrere a buffonate che lasciano il tempo che trovano e che rischiano di compromettere anche economicamente chi lavora dietro le quinte per garantire uno spettacolo decente.









Comunque, con le leggi attuali, c’è già l’arresto per i tifosi violenti che vengano identificati (il problema è che chi fa pare di gruppi organizzati si camuffa indossando jeans, scarpe sportive, felpe con cappucci alla “diabolik”, occhialoni da sole e sciarpe che avvolgono bocca e naso) e c’è già la responsabilità delle società (responsabilità civile, e non penale, altrimenti non ci sarebbe più nessun presidente a fare calcio e rischiare la galera per colpa di altri).
Il problema è che si continua a pensare a misure REPRESSIVE, anziché rendersi conto che siamo arrivati ad un punto in cui i diritti basilari non ci vengono garantiti, non siamo sicuri di tornare a casa vivi passeggiando dopo una certa ora in alcune zone delle città, accettiamo per quieto vivere (e per non rischiare una coltellata alla schiena) la maleducazione e la prepotenza altrui. D’altronde la gente fuori di testa c’è allo stadio come c’è anche in un tranquillo condominio (vedi strage di Erba).
Interveniamo nelle famiglie e nelle scuole, torniamo ad educare i nostri figli, facciamo in modo che gli idioti vengano allontanati come naturale evoluzione di un ritorno ai giusti valori. La repressione porterà solo ad accentuare una guerra tra ultrà e polizia che è in corso da sempre (e capita anche che a provocare ed a scatenare i casini siano gli stessi poliziotti).
D’accordissimo, piuttosto che “repressive” le misure dovrebbero essere “preventive”. Allora perché (rimanendo in ambito calcistico) il famoso, e per certi versi rompicoglioni, decreto Pisanu che prevede tutta una serie di misure ed adeguamenti atti a garantire la ormai utopistica sicurezza negli stadi, è stato puntualmente disatteso? Io credo che il rinomato modello inglese possa essere una soluzione. E sarebbe da sciocchi pensare che sia impossibile applicarlo in italia per la “cultura alla violenza” che gli stessi ultras qui da noi hanno, perchè non mi sembra che gli hooligans, quando in giro per l’Europa, non combinino danni.
Generalizzando, sono ancora d’accordo sul fatto che ormai la tranquillità sia un lontano ricordo. Prendendo ad esempio il tuo caso, Chieti effettivamente può essere considerata un’isola felice, perchè per come l’ho vissuta (da studente universitario) ho potuto constatare che alle 2 di notte in giro per il corso (inesorabilmente deserto, ma questa è un’altra storia) o magari alla Villa non assiepato dietro le colonne per non destare sospetti, la tranquillità regna sovrana.
Ho origini pugliesi, precisamente di Bari, e pur essendovi vissuto poco, ogni volta che torno posso fare il confronto con la realtà Abruzzese e Molisana (dove ho vissuto per diversi anni): ebbene, io alle 2 di notte in giro per Bari, ho letteralmente paura, perchè si respira aria di terrore. Sarà che mi sono abituato bene in Molise, dove la gente lascia tranquillamente la chiave attaccata alla porta di casa per evitare di alzarsi ad aprire ad ogni scampanellata, però sin da piccolo, quando scendevo dai parenti, ho sempre percepito il fastidio di trovarmi in una città non mia e soprattutto pericolosa. E da quello che mi raccontano miei amici di diverse zone (non necessariamente del Sud), tale situazione di disagio negli ultimi anni si può avvertire un po’ in tutte le città.
Benvengano, quindi le iniziative educative per migliorare la società, però penso che tutto sommato la volante della Polizia che fa il giro di corso Marrucino ogni mezz’ora non renda una città così militarizzata da sentirsi soffocati.
Fermo restando che, come nel tuo episodio che ho citato, la tensione effettivamente assottiglia la linea che divide i buoni dai cattivi.
PS: grazie per il primo commento del blog